IL FUNCTIONAL TRAINING: MODA O REALTA'?

 

L’era del “functionl training” in tutte le sue versioni è decollata. Ormai qualunque istruttore per accontentare il Cliente propone risultati eccezionali e magici affermando “Tranquillo, obiettivi garantiti con un bel lavoro a circuito functional in stile crossfit”. Wow!!!!  Con parole come functional e crossfit l’attenzione è subito catturata e qualcuno sembra già soddisfatto.

 

Con parole come functional e crossfit l’attenzione è subito catturata e qualcuno sembra già soddisfatto (in un prossimo articolo puntualizzaremo cos’è Crossfit e le possibili confusioni che potreste trovare in molte palestre commerciali, così da chiarire che functional e crossfit sono due cose TOTALMENTE differenti - ndr). Sbirciando in Facebook e YouTube Scholar, il circuito d’allenamento spesso ha inizio con il classico esercizio da “palestra”: il crunch! Che, pensate un po', di funzionale non ha niente! In funzione a cosa si imposta il crunch per il core nel circuito?

Mi riaggancio al titolo di un articolo apparso qualche mese fa in una rivista del settore scritto da Miletto Umberto “Fate zumba e non functional training, se non avete a disposizione un trainer qualificato in questa disciplina”. Suggerimento corretto, anche perché il functional training con trainer non qualificato è diventato sinonimo di approssimazione ed esecuzione degli esercizi pessima! Quindi, molto meglio fare una disciplina ballata, divertente e stimolante, che dedicarsi a qualche corso di functional training, con qualche istruttore improvvisato, che di giorno fa un altro lavoro e la sera per la lezione vi sfila i vostri euro. I possibili rischi che si corrono nella pratica del functional training non devono essere affatto sottovalutati. In molti corsi i partecipanti sono lasciati a loro stessi, non vengono corretti nell’esecuzione degli esercizi e l’unico obiettivo che gli viene richiesto è il raggiungimento delle ripetizioni, mentre le modalità di esecuzione sembrano non interessare. Per questo motivo la tecnica decade già dopo le primissime ripetizioni, i soggetti continuano nella loro esecuzione scorretta e dopo qualche seduta di queste attività potrebbero arrivare anche i primi infortuni! Purtroppo, da qui nasceranno le classiche frasi superficiali di fisioterapisti o di istruttori di basso profilo che vi cureranno: “Fai squat? Sei matto? E le ginocchia? Usi i kettlebell? E i polsi? E la schiena?”. Polsi, gomiti, spalle, schiena, ginocchia e articolazioni sono potenzialmente più esposti ad infortuni solo se l’attività è improvvisata.

Si può positivamente affermare che il functional training ha di fatto portato una boccata d'aria fresca nel settore fitness, ultimamente fermo e statico, nonché in stallo e in modo ristretto orientato a creare la macchina perfetta per rispondere all’aspettativa standard: “più risultati con meno fatica”. Il functional training ha riscoperto la soddisfazione nell’allenamento, la fatica nel raggiungere un risultato, utilizzando alla base dei concetti semplici: “Imparo a muovermi, mi riapproprio del mio corpo”. Una domanda che i clienti ovviamente avanzano è come fare ad individuare un trainer funzionale molto qualificato. E’ una domanda la cui risposta è solo apparentemente difficile, poiché il primo aspetto da osservare è semplicemente il suo curriculum teorico e pratico e così valuterete la sua esperienza nel settore. Ma questo non è ancora sufficiente; per capire il suo grado di competenza e bravura dovete rilevare concretamente come lavora sul campo, e valutare un altro aspetto cruciale, rispondendo a questa domanda: “si allena?” Se non lo vedete mai alzare un kettlebell superiore al peso della sua bottiglietta d’acqua, se non lo vedete mai in palestra ad allenarsi a corpo libero, se lo vedete solo su Facebook che posta foto in pose da super eroe dopo la corsetta serale con la frase “never give up”, ponetevi quindi la domanda: “perché non lo fa lui?” E' importante che un trainer qualificato sia preciso e maniacale sulla tecnica d’esecuzione degli esercizi. Dev'essere sempre presente per aiutarvi, correggervi e consigliarvi le strategie migliori per ogni esercizio. Quando parla dovete sentire la sua passione e percepirete che lui stesso ha messo in pratica prima di voi quello che vi sta facendo fare. Non potrete e non dovete avere dolori nella pratica degli esercizi. Un trainer professionalmente specializzato non vi metterà mai alla prima lezione a fare circuiti massacranti col solo scopo di farvi vomitare! Punterà come detto ad insegnarvi i movimenti corretti, vi farà vedere quello che non dovete fare e cercherà di migliorare la vostra condizione generale.
Le prime sedute sono solo di apprendimento e devono essere tali. Gli esercizi e gli attrezzi utilizzati nel functional training richiedono troppe attenzioni per essere sottovalutati. Attrezzi come i kettlebell, il TRX, le palle mediche, gli anelli ecc. sono complessi e di conseguenza, lo sono anche nell’apprendimento. Per un soggetto proveniente dall’allenamento impostato su esercizi classici del body building sarà tutto una gioiosa novità, finalizzata alla riscoperta di movimenti nuovi che verranno automatizzati, prima di essere inseriti in una routine di allenamento avanzata.

Da dove si parte? Dall’allenamento a corpo libero, al fine di insegnare alla persona a muoversi correttamente. Push Up, Pull Up, Squat, Plank sono la base di partenza. Quando il soggetto ha una buona coordinazione motoria sarà tutto più semplice e apprendere l’utilizzo dei vari attrezzi funzionali sarà molto più rapido.
Il principio base che un vero trainer non deve mai dimenticare è la precedenza alla prevenzione degli infortuni e alla tutela delle articolazioni, insieme all’allenamento della mobilità articolare e della flessibilità muscolare. Spesso all’inizio di un percorso con un Cliente nuovo, si utilizzano dei test fisici, per valutare come mette in pratica gli esercizi più semplici del corpo libero:
· Squat
· Pull up
· Push up
· Plank
L’esperienza ci insegna che è molto raro trovare soggetti che riescano a eseguirli subito correttamente. Si danno per acquisiti certi esercizi che appaiano facili, quando invece anche gli esercizi più basilari necessitano di tecnica e apprendimento. E si parte proprio da questi quattro esercizi per insegnare la base di altri numerosi movimenti; Push Up con gomiti larghi quanto le spalle, Squat che sono solo mezze sedute e Pull Up tirati al mento con le spalle sono all’ordine del giorno, purtroppo. Non possiamo e non dobbiamo dare per scontata la tecnica degli esercizi. La seduta inizia con un buon riscaldamento, un lavoro mirato specifico di tecnica, un efficiente lavoro di potenziamento. Ragazzi e ragazze questi sono i gli obiettivi: rendere le persone più forti, più resistente alla quotidianità e farli vivere in maniera sana ed equilibrata.
Non dimentichiamo di finire la seduta SEMPRE con un graduale defaticamento!!

E ora.. Buon allenamento!

 

 

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